I Giardini pubblici Indro Montanelli – a spasso con Wilma Viganò –

Sono stati i primi giardini pubblici di Milano. Come per il Duomo, i materiali necessari per l’esecuzione dei lavori furono esentati dal pagamento del dazio e la manodopera per la loro movimentazione fu reperita tra i condannati all’ergastolo.

Inaugurati nel 1784 dall’amministrazione asburgica, per oltre due secoli li abbiamo chiamati giardini pubblici, giardini di Porta Venezia, giardini di via Palestro o semplicemente i giardini.

statua montanelliDal 2002 sono intitolati a Indro Montanelli, che la mattina soleva sostare su una panchina prima di recarsi al Giornale, che aveva fondato e dirigeva dagli uffici del Palazzo della Stampa di Piazza Cavour. Fu lì, all’angolo tra via Manin e Piazza Cavour, che la mattina del 2 giugno 1977 Montanelli fu gambizzato dalle Brigate Rosse. Oggi sul luogo gli è stata dedicata una grande statua dorata che lo raffigura nella sua posa classica, cioè mentre scrive con la Lettera 22 sulle ginocchia.

palazzo dugnaniOriginariamente l’area era di proprietà della famiglia Dugnani, il cui bellissimo palazzo affrescato dal Tiepolo fa ancora da sfondo alla fontana. Il terreno era suddiviso in orti coltivati in affitto ed era attraversato da una rete di corsi d’acqua ancora visibili nei laghetti e canaletti del parco.

Passata la proprietà al Comune, l’allora Viceré Ferdinando d’Asburgo incaricò l’architetto Giuseppe Piermarini (quello della Scala e della Villa Reale di Monza per intenderci) di trasformare l’area in parco pubblico sollecitandolo ad ispirarsi ai grandi parchi di Vienna.

laghettoIl progetto iniziale prevedeva giardini alla francese, con aiuole geometriche e ampie prospettive di viali alberati ma già a metà ‘800, in occasione di un ampliamento, l’architetto Giuseppe Balzaretto risistemò il tutto seguendo la nuova moda del giardino paesaggistico all’inglese sbizzarrendosi con la creazione di laghetti artificiali, cascate, alture e finte rocce in ceppo d’Adda e sfruttando il dislivello dei bastioni per movimentare il parco. Infinite le specie arboree del giardino, dai cedri del Libano a quelli dell’Himalaya, dalla metasequoia alla quercia rossa, tanto che è stato definito un percorso botanico con visite organizzate per le scuole.

Tornando indietro nel tempo, a fine Ottocento venne costruito all’interno dei giardini il Museo di Storia Naturale, ispirato allo stile neogotico del British Museum, mentre per i visitatori erano previste altre “attrazioni” di vita animale, quali voliere e gabbie per cervi, scimmie e una giraffa dando così vita allo zoo, definitivamente chiuso nel 1992 per fortuna soprattutto degli animali ma anche delle narici dei passanti.

Nel frattempo vi si svolgevano numerose Esposizioni e nel 1920 sul viale dei Bastioni si svolse la prima Fiera Campionaria che però, dopo soli tre anni, dovette essere spostata in periferia per troppo successo.

Sul Monte Merlo – una montagnetta in verità – era stato allestito un “padiglione del caffè”, in stile cosiddetto eclettico che ancor oggi è in funzione come scuola materna dopo il restauro del 1920.

Outdoor Fitness SystemL’ultima sistemazione è proprio di quegli anni a cura dell’architetto Emilio Alemagna, già progettista del parco Sempione, a cui si deve l’aggiunta del Planetario. Nei giardini ci sono un gran numero di statue, ben segnalate dalle piantine con i percorsi consigliati ai vari ingressi e tanto di app scaricabile sul cellulare. Tra i personaggi omaggiati Ernesto Moneta, Gaetano Negri, Giuseppe Sirtori e tanti altri.

Tra le più curiose, un’Italia Turrita e il Wellness Tree, il primo Outdoor Fitness System basato sul movimento istintivo del corpo e molto frequentato dai salutisti della zona. Pare che la sua forma organica sia ispirata ai diagrammi di Voronoi, cioè i modelli aritmetici presenti in natura. Realizzata in calcestruzzo molecolare lucidato a mano, ne si può approfondire la versatilità con la app MyEquilibria.

Non vanno infine dimenticate le tre aree gioco e una zona con giostre, autoscontri e trenino. Negli anni ‘50 io adoravo le automobiline a pedali che si noleggiavano per mezz’ora. Ai cani sono riservati due spazi cintati di 10.600 metri quadrati, mentre l’associazione “Cometa” ha realizzato, a fianco del museo, il padiglione “Oasi delle farfalle”.

Dal 1996 i Giardini ospitano a maggio l’appuntamento super chic di “Orticola”, mentre d’estate sono una delle tre sedi del festival cinematografico all’aperto “Aranteo”. D’inverno, piste di pattinaggio e villaggi natalizi con spettacoli di ogni genere. Insomma: giardini caput mundi. In qualsiasi stagione.

Testo  e foto di Wilma Viganò.

 

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmailFacebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*