Giovanni Raboni

giovanni-raboniGiovanni Raboni. (Milano  1932, Fontanellato 2004) Giornalista, critico, traduttore, scrittore, poeta milanese di Porta Venezia  ricorre domani 22 gennaio l’anniversario della nascita.  Definire in breve la sua dimensione di poeta e scrittore è impresa che intimidirebbe persone ben più preparate di me, ricorrerò a un espediente che può dare l’idea della sua potenza artistica citando alcune delle sue più note traduzioni:

Marcel Proust, Alla ricerca del tempo perduto, Mondadori (“I Meridiani”), 1983-1998[7]

Jacques Prévert, Poesie, Guanda, 1979 (con Maurizio Cucchi)

Gustave Flaubert, L’educazione sentimentale, Garzanti, 1966

Gustave Flaubert, Tre racconti, 2000

Charles Baudelaire, Poesie e prose, Mondadori (“I Meridiani”), 1973; n. ed. come Opere, ivi, 1996 (con altri)

Charles Baudelaire, I fiori del male e altre poesie, Einaudi, 1987

Guillaume Apollinaire, Bestiario, o il corteggio d’Orfeo, Guanda, 1977

Guillaume Apollinaire, Alcools, Il Saggiatore, 1981 (con Vittorio Sereni)

ecc.ecc. un elenco da far tremare le vene dei  polsi.

Nel contempo a fronte di questa dimensione internazionale, un sentimento affettuoso come solo un milanese può avere per Milano traspare in molta parte della sua opera con la dolcezza amara del ricordo di un passato irrecuperabile, dove la città ritorna ad essere un piccolo paese del cuore.

« … Eh sì, il Naviglio è a due passi, la nebbia era più forte/ prima che lo coprissero, la piazza/ piena di bancarelle con le luci/ a acetilene, le padelle nere/ delle castagne arrosto, i mangiatori/ di chiodi e di stoviglie/ non era certo un posto da passarci/ insieme a una ragazza. Ma così/ come hanno fatto, abbattere case,/ distruggere quartieri, qui e altrove/ (la Vetra, Fiori Chiari, il Bottonuto),/ a cosa serve?.. »

Giovanni Raboni tra Alda Merini e Patrizia Valduga
Giovanni Raboni tra Alda Merini e Patrizia Valduga

E può restituire a definire i contorni della persona, l’esperienza di chi l’ha conosciuto. La sua eleganza, non certo riferita solo all’abito, in quello che un tempo si sarebbe definita signorilità. La compostezza sorridente del saggio, che prima di parlare pesava le parole che poi risultavano sempre adeguate e precise, anche parlando di calcio di cui era un appassionato al di fuori dello stereotipo.

Viveva in via Melzo di fronte alla biblioteca ed accadeva di incontrarlo quasi mai solo, ma sempre in coppia con la sua compagna la poetessa Patrizia Valduga. Lui bianco, lei nera.

La sua dipartita avvenne per  un attacco cardiaco a Fontanellato, dove si trovava in convalescenza per una caduta.

Nel 2002 in Barlumi di storia, così scriveva:  « “Si farà una gran fatica, qualcuno / direbbe che si muore / ma a quel punto /ogni cosa che poteva succedere / sarà successa e noi / davanti agli occhi non avremo / che la calma distesa del passato /… ./ E tutto, anche le foglie che crescono, / anche i figli che nascono / tutto, finalmente, senza futuro”. »

Patrizia Valduga, ha curato la sua ultima raccolta poetica, di cui ha scritto la postfazione, dal titolo Ultimi versi, edita postuma nel 2006.

#PVVillageGiovanniRaboni

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